
In memoria di
Attore e regista
Italiana
Nato/a a Roma · Deceduto/a a Roma
C'era una Roma popolare e autentica nelle vene di Alberto Sordi, nato il 15 giugno 1920 in via San Cosimato, nel cuore di Trastevere. Suo padre Pietro era professore di musica e suonava la tuba nell'orchestra del Teatro dell'Opera di Roma; sua madre, Maria Righetti, era maestra elementare. Da quella famiglia umile e laboriosa, Alberto ereditò l'amore per la musica e un orecchio finissimo per le voci e i caratteri della sua città, che avrebbe poi trasformato in cinema immortale.
La sua carriera cominciò dalla voce: fu doppiatore, e per anni prestò la propria voce a Oliver Hardy, il grasso della celebre coppia comica. Lavorò nel teatro di rivista e alla radio, affinando quel senso dell'osservazione che sarebbe diventato la sua firma. Il cinema arrivò gradualmente, con ruoli minori, fino agli anni Cinquanta, quando incontrò la regia di Federico Fellini: in Lo sceicco bianco (1952) e ne I vitelloni (1953) emersero già il suo talento e la sua originalità.
Ma fu con Un americano a Roma (1954) di Steno che il pubblico capì chi fosse davvero Alberto Sordi. Nei panni di Nando Mericoni, il romano ossessionato dal mito americano, Sordi mise in scena vizi e debolezze degli italiani con una comicità che era anche affettuosa autocritica. Da allora divenne il volto della commedia all'italiana, accanto a Vittorio Gassman, Ugo Tognazzi e Nino Manfredi. Sapeva far ridere e, allo stesso tempo, commuovere: i suoi personaggi erano spesso meschini ed egoisti, eppure mai del tutto ridicoli, perché lui li comprendeva troppo bene per disprezzarli.
Negli anni la sua arte si fece più matura e drammatica, e Sordi passò anche dietro la macchina da presa, dirigendo numerosi film. Lavorò con i maggiori registi italiani e recitò in commedie ormai entrate nella memoria collettiva del Paese. La sua vita privata rimase discreta e riservata: non si sposò mai e visse a Roma, la città che aveva raccontato come nessun altro, circondato dall'affetto della sorella e di pochi amici fidati.
Si spense nella sua villa romana, ai piedi delle Terme di Caracalla, nella notte tra il 24 e il 25 febbraio 2003, a ottantadue anni. Per i suoi funerali, celebrati nella basilica di San Giovanni in Laterano, si radunò una folla immensa: Roma piangeva uno dei suoi figli più amati. L'eredità di Alberto Sordi è quella di un attore che ha insegnato al cinema italiano a guardarsi allo specchio con ironia e tenerezza, regalando al Paese un volto, una voce e un modo di ridere di sé che resteranno per sempre.
Alberto, grazie per aver sempre mantenuto l'umiltà nonostante la grandezza. Sei stato un esempio di uomo, prima ancora che di attore.
— Matteo Ferri
2 aprile 2026Grazie di aver scelto di stare dalla parte dei comuni mortali nei tuoi film, non dei super eroi. Sei rimasto fedele alla gente vera.
— Alice Marini
24 marzo 2026Non ricordo esattamente quando ho iniziato ad amare il cinema italiano. Ricordo esattamente quando ho iniziato ad amare il cinema: quando ho scoperto te.
— Beatrice Pellegrini
22 marzo 2026