
In memoria di
Cestista
Statunitense
Nato/a a Monroe, Stati Uniti · Deceduto/a a Mercer Island, Stati Uniti
Ci sono atleti che vincono partite e altri che cambiano lo sport per sempre: Bill Russell apparteneva senza dubbio alla seconda categoria. Nato a Monroe, in Louisiana, il 12 febbraio 1934, in pieno Sud segregato, conobbe da bambino la durezza del razzismo prima di trasferirsi con la famiglia in California, dove, dopo inizi difficili, trovò nel basket la sua strada.
Centro dalla difesa rivoluzionaria, guidò l'università di San Francisco a due titoli nazionali consecutivi e conquistò l'oro olimpico a Melbourne nel 1956. Quello stesso anno entrò nei Boston Celtics, dando inizio a una delle dinastie più dominanti nella storia di qualsiasi sport: undici titoli NBA in tredici stagioni, di cui otto consecutivi. Non era un realizzatore prolifico, ma un maestro di rimbalzi, stoppate, lettura del gioco e intelligenza tattica, un giocatore la cui grandezza si misurava nella vittoria della squadra più che nelle statistiche personali. La sua storica rivalità con Wilt Chamberlain segnò un'intera epoca del campionato.
Nel 1966 ruppe una barriera storica diventando il primo allenatore afroamericano di una grande squadra professionistica statunitense, vincendo da giocatore-allenatore altri due campionati. Ma la sua grandezza andò ben oltre il parquet: fu una voce coraggiosa e scomoda nel movimento per i diritti civili, marciò accanto a Martin Luther King, sostenne Muhammad Ali e denunciò pubblicamente le discriminazioni che subiva, anche nella stessa Boston dove giocava. Nel 2011 ricevette dal presidente Barack Obama la Medaglia presidenziale della libertà, e già nel 1975 era stato inserito nella Naismith Memorial Basketball Hall of Fame; nel 2009 la NBA gli intitolò il trofeo di MVP delle Finali.
Si spense a Mercer Island, nello Stato di Washington, il 31 luglio 2022, all'età di 88 anni, accanto alla famiglia. In suo onore la NBA ritirò il numero 6 per tutte le squadre della lega, riconoscimento senza precedenti. Per i tifosi di Boston e per il mondo dello sport restò sempre il cuore pulsante di una squadra che fece della collaborazione la propria forza. Resta il simbolo di un campione che misurò la propria vittoria non solo nei titoli, ma nella dignità, nel coraggio e nella giustizia.
Ho pianto quando ho saputo della tua morte. Un pezzo della mia infanzia se n'è andato quel giorno.
— Daniela Conti
10 giorni faSei stato il primo a dimostrarci che un giocatore nero poteva essere il migliore di tutti. Grazie per quella strada.
— Davide Santoro
11 giorni faHo passato la mia infanzia a guardare le tue partite. Sei stato il mio primo eroe sportivo. Mancherai davvero.
— Claudio Fontana
20 giorni fa