
In memoria di
Conduttore televisivo
Italiana
Nato/a a Roma · Deceduto/a a Roma
C'era una voce che entrava nelle case degli italiani come quella di un amico di famiglia. Garbata, ironica, elegante senza mai essere distante: era la voce di Corrado, all'anagrafe Corrado Mantoni, uno dei padri della televisione e della radio italiane.
Nacque a Roma il 2 agosto 1924, da una famiglia di origini marchigiane. Cominciò molto presto a lavorare alla radio, dove la sua dizione perfetta e il suo stile cordiale lo fecero subito notare: fu tra le voci che annunciarono ai romani la liberazione della città. Da lì prese avvio una carriera lunghissima, che avrebbe attraversato la storia stessa del mezzo radiofonico e poi di quello televisivo.
Con l'arrivo della televisione, Corrado divenne uno dei volti più amati e riconoscibili. La sua forza non era nell'eccesso, ma nella misura: sapeva condurre, dialogare, mettere a proprio agio ospiti e concorrenti, con una naturalezza che faceva sembrare tutto semplice.
Inventò e portò al successo programmi rimasti nella memoria collettiva. Fu il creatore e conduttore de La Corrida, la gara dei "dilettanti allo sbaraglio" nata in radio e poi diventata un trionfo televisivo. Condusse la prima storica edizione di Domenica In e firmò il fortunato quiz Il pranzo è servito. In ogni trasmissione restava fedele a se stesso: ironico, signorile, sempre dalla parte del pubblico a casa.
La sua era una conduzione che valorizzava la persona comune, capace di trasformare un concorrente qualunque in protagonista per qualche minuto. Per questo gli italiani lo sentivano vicino, quasi uno di famiglia.
Corrado si spense a Roma l'8 giugno 1999, a settantaquattro anni, a causa di un tumore al polmone. Lasciava una carriera lunga oltre mezzo secolo.
La sua eredità è quella di un modo di fare televisione fondato sul rispetto, sull'eleganza e sulla complicità con lo spettatore. Aveva il dono raro di ascoltare davvero le persone, fossero ospiti celebri o concorrenti qualunque, e di farle sentire importanti: per questo gli italiani lo percepivano come uno di casa. Generazioni di conduttori hanno guardato a lui come a un maestro, anche quando non lo hanno detto apertamente, e il suo nome resta legato a un'epoca in cui la televisione sapeva ancora essere, prima di tutto, una compagnia gentile.
Ho studiato i tuoi modi di condurre all'università. Eri il nostro esempio di professionalità.
— Pietro Mariani
26 marzo 2026Potrai scomparire dalle trasmissioni, ma dai nostri ricordi e dal cuore di chi ti ha amato non te ne andrai mai. Sei parte della storia della televisione italiana.
— Bruno Martini
17 marzo 2026Quella televisione lì non torna più. Eri testimone di un'epoca. Ora quell'epoca è storia, e tu con essa.
— Lucia Martinelli
3 marzo 2026