
In memoria di
Cantante e musicista
Britannica
Nato/a a Londra · Deceduto/a a New York
C'era qualcosa di unico nel modo in cui David Bowie riusciva a reinventarsi. Non semplice evoluzione, ma una necessità quasi vitale di trasformarsi, di abitare nuovi mondi e poi riportarli sulla terra. Per questo, decenni dopo, la sua arte continua a sembrare nuova.
Nacque come David Robert Jones a Brixton, nel sud di Londra, l'8 gennaio 1947, in un'Inghilterra ancora segnata dall'austerità del dopoguerra. Fin da ragazzo mostrò una curiosità insaziabile per la musica e per le arti. Negli anni Sessanta suonò in diverse band poco fortunate e scelse il nome d'arte Bowie, ispirandosi al celebre coltello americano, per non essere confuso con un altro musicista che si chiamava Davy Jones.
La svolta arrivò nel 1969 con Space Oddity, canzone uscita a ridosso dello sbarco sulla Luna, che raccontava la solitudine di un astronauta perduto nello spazio. Ma fu nel 1972, in piena era glam rock, che Bowie divenne un fenomeno mondiale con The Rise and Fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars: Ziggy Stardust non era solo un disco, ma un personaggio, un'intera mitologia.
Seguì una sequenza di album che segnarono la storia della musica, da Hunky Dory ad Aladdin Sane, da Young Americans a Station to Station, fino alla celebre "trilogia berlinese" registrata negli anni vissuti a Berlino. Ogni disco era una nuova identità, una nuova dimensione sonora e visiva. Nel corso della vita vendette oltre cento milioni di dischi, diventando uno degli artisti più influenti del Novecento.
Nel 1992 sposò la modella somala Iman, con cui trovò una serenità a lungo cercata e dalla quale ebbe una figlia, Alexandria, nata nel 2000. La famiglia divenne il suo porto sicuro, lontano dai riflettori.
Gli ultimi anni furono segnati da una lotta silenziosa e privata contro un tumore al fegato, tenuta nascosta al pubblico. Fedele a se stesso, continuò a creare: l'album Blackstar uscì l'8 gennaio 2016, il giorno del suo sessantanovesimo compleanno. Due giorni dopo, il 10 gennaio 2016, Bowie morì nella sua casa di New York. Solo allora il mondo comprese che quel disco era stato il suo addio.
La sua eredità è la libertà che ha donato a generazioni di artisti: non avere paura di trasformarsi, di abbracciare la diversità, di rifiutare le etichette. In un mondo che chiede conformità, Bowie scelse sempre la bellezza dell'essere unici. E per questo resta immortale.
Blackstar fu il tuo ultimo capolavoro, una dichiarazione d'amore finale all'arte e alla vita.
— Giorgia Fontana
2 aprile 2026Sei riuscito a essere pop e sperimentale, commerciale e avanguardista, tutto allo stesso tempo. Impossibile equilibrio raggiunto.
— Cristian Conti
2 aprile 2026Una vita dedicata all'arte, alla ricerca estetica, all'innovazione. Pochi uomini lasciano un segno così profondo.
— Stefano Coppola
2 aprile 2026