
In memoria di
Fisico nucleare, Nobel
Italiana
Nato/a a Roma · Deceduto/a a Chicago
Enrico Fermi nacque a Roma il 29 settembre 1901, in una famiglia borghese: il padre Alberto era funzionario delle ferrovie, la madre Ida insegnante. Fin da ragazzo mostrò un talento prodigioso per la fisica e la matematica, una mente capace di ricostruire i fenomeni a partire dai primi principi con un'eleganza quasi musicale. Studiò alla Scuola Normale Superiore di Pisa, distinguendosi subito come uno degli ingegni più brillanti della sua generazione.
Negli anni Venti, giovanissimo, formulò la statistica di Fermi-Dirac, una delle fondamenta della fisica quantistica, che descrive il comportamento delle particelle oggi chiamate «fermioni». A Roma riunì attorno a sé un gruppo di fisici straordinari — i celebri «ragazzi di via Panisperna» — con cui condusse ricerche pionieristiche sulla radioattività indotta dai neutroni. Quegli studi gli valsero il Premio Nobel per la Fisica nel 1938.
Proprio il viaggio a Stoccolma per ritirare il Nobel divenne l'occasione per fuggire dall'Italia delle leggi razziali: la moglie Laura era ebrea, e il clima era ormai insostenibile. Da Stoccolma la famiglia non tornò più in patria, ma emigrò negli Stati Uniti. Fu una scelta che lo portò al centro di una delle pagine più decisive del Novecento.
A Chicago, Fermi guidò il team che il 2 dicembre 1942, sotto le tribune dello stadio dell'università, realizzò con la pila atomica Chicago Pile-1 la prima reazione nucleare a catena controllata della storia. Divenne così una figura chiave del Progetto Manhattan. Era un fisico raro, capace di unire la profondità teorica all'abilità sperimentale, e di affrontare anche i problemi più complessi con stime rapide e intuitive.
Nella vita privata era equilibrato e gioviale, amante delle escursioni e dotato di un umorismo asciutto; generoso con i colleghi, padre affettuoso dei figli Nella e Giulio. Si spense a Chicago il 28 novembre 1954, a soli cinquantatré anni, per un tumore allo stomaco. Lascia in eredità non solo teorie e scoperte che fondano la fisica moderna, ma anche un modo di fare scienza — rigoroso, creativo e responsabile — e l'esempio di come l'eccellenza intellettuale possa convivere con l'umiltà e l'amore disinteressato per la conoscenza.
Tuo nonno mi ha raccontato di te infinite volte. Eri orgoglio italiano, eri futuro.
— Silvia Fabbri
24 marzo 2026Non sapevo che la fisica potesse essere così bella fino a quando non ho letto i tuoi scritti. Mi hai insegnato a vedere il mondo diversamente.
— Valentina Fabbri
9 marzo 2026La dedico questa visita al memoriale a te, sperando che il tuo spirito di ricerca continui ad ispirare chi, come me, ama la scienza.
— Filippo Villa
21 febbraio 2026