
In memoria di
Regista
Italiana
Nato/a a Rimini · Deceduto/a a Roma
C'era qualcosa di magico nei ricordi d'infanzia di Federico Fellini, tra i circhi, le spiagge e i personaggi stravaganti della sua Rimini, dove nacque il 20 gennaio 1920 da una famiglia della media borghesia. Quella provincia adriatica, con i suoi sogni e le sue malinconie, sarebbe rimasta il teatro invisibile di tutto il suo cinema.
Giovanissimo si trasferì a Roma, dove lavorò come caricaturista e giornalista prima di avvicinarsi al cinema. Fu sceneggiatore per Roberto Rossellini, collaborando a Roma città aperta e Paisà: un apprendistato perfetto nel cuore del neorealismo. Diresse il suo primo film, Luci del varietà (1950), insieme ad Alberto Lattuada, ma fu con I vitelloni (1953) che il suo sguardo trovò voce.
Poi arrivò la consacrazione: La strada (1954), con Giulietta Masina — sua moglie e musa — nei panni di Gelsomina, gli valse il primo Oscar. Seguirono Le notti di Cabiria (1957), ancora premio Oscar, e nel 1960 La dolce vita, ritratto folgorante della Roma di quegli anni, capolavoro che lo rese leggendario in tutto il mondo.
Con 8½ (1963), film sulla crisi creativa interpretato dal suo alter ego Marcello Mastroianni, vinse un altro Oscar e firmò forse la sua opera più personale. Continuò a inventare con Giulietta degli spiriti (1965), Fellini Satyricon (1969), Roma (1972) e Amarcord (1973), nostalgico ritorno alla Rimini della giovinezza, che gli valse il quarto Oscar per il miglior film straniero.
Nell'aprile del 1993 ricevette l'Oscar alla carriera. Pochi mesi dopo, colpito da un ictus e poi da un arresto cardiaco, si spense a Roma il 31 ottobre 1993, all'indomani del suo cinquantesimo anniversario di nozze con Giulietta Masina. Riposa a Rimini, in un sepolcro disegnato da Arnaldo Pomodoro.
La sua eredità è incalcolabile: ha insegnato che il cinema può essere poesia e sogno, e ha regalato al mondo un aggettivo, "felliniano", per dire ciò che è onirico, eccessivo e profondamente umano.
La tua Rimini mitizzata, la tua Roma decadente, il tuo mondo onirico. Ecco cosa rimane.
— Alice D'Amico
24 marzo 2026Il tuo cinema non invecchia perché parla all'anima, non all'orecchio.
— Alberto Gentile
18 marzo 2026Un genio che non cercava di essere geniale. Questa era la genialità.
— Cinzia Lombardi
5 marzo 2026