
In memoria di
Calciatore
Italiana
Nato/a a Treviglio · Deceduto/a a Milano
In una sera di luglio del 1942, a Treviglio, nella campagna lombarda, nasceva un bambino che avrebbe cambiato il modo di interpretare il ruolo del terzino. Si chiamava Giacinto Facchetti, e portava con se' la determinazione silenziosa e il senso del dovere tipici della sua terra.
Approdo' all'Inter nel 1960, e con la maglia nerazzurra trascorse l'intera carriera, fino al 1978. In un calcio in cui i difensori erano soprattutto uomini di muscoli e contrasto, Facchetti introdusse qualcosa di nuovo: un terzino sinistro alto, elegante e atletico, capace di difendere e poi risalire il campo fino a segnare. Reinvento' di fatto il ruolo, anticipando il terzino moderno che attacca quanto difende.
Fu protagonista della Grande Inter di Helenio Herrera, una delle squadre piu' vincenti della storia: con i nerazzurri conquisto' quattro scudetti, due Coppe dei Campioni (1964 e 1965) e due Coppe Intercontinentali, disputando complessivamente oltre seicento partite ufficiali e diventando capitano e bandiera del club. Con la maglia della Nazionale colleziono' quasi cento presenze: indosso' la fascia di capitano e, da leader del gruppo, alzo' al cielo dello stadio Olimpico la Coppa Henri Delaunay nel 1968, quando l'Italia vinse il suo primo Campionato Europeo. Partecipo' a tre Mondiali, sfiorando il titolo nella finale del 1970.
Uomo sobrio e riservato, Facchetti incarnava un'idea di sport fatta di lealta' e misura, senza clamore. Dopo il ritiro rimase legato all'Inter, di cui divenne presidente nel gennaio del 2004, continuando a rappresentare i valori che ne avevano fatto un simbolo amato anche oltre i confini della tifoseria.
Si spense a Milano il 4 settembre 2006, a sessantaquattro anni, dopo una lunga malattia, un tumore al pancreas. La citta' e il mondo del calcio lo salutarono con un'emozione che andava ben oltre i confini della tifoseria, e in suo onore l'Inter ritiro' la maglia numero 3, gesto raro e quasi sacro. La sua eredita' vive nei terzini che salgono in attacco come cosa naturale e nel ricordo di un campione che seppe essere grande senza mai bisogno di gridarlo, un uomo che onoro' la sua squadra e il suo Paese con rara coerenza e una signorilita' che ne fecero un modello di sportivita' per intere generazioni.
Caro Facchetti, la tua dedizione all'Inter per tutta la tua carriera è stata bellissima. In un'epoca di trasferimenti, tu sei rimasto fedele.
— Sara Villa
19 marzo 2026Per chi ha amato il calcio vero, quello di una volta, Giacinto Facchetti rappresenta tutto quello che era bello dello sport. Un privilegio averti visto giocare.
— Giuseppe Conti
9 marzo 2026Quarant'anni sono passati e ancora non riesco a credere che non sei più qui. La Serie A ha perso uno dei suoi pilastri fondamentali.
— Matteo Valentini
8 marzo 2026