
In memoria di
Regista
Francese
Nato/a a Parigi, Francia · Deceduto/a a Rolle, Svizzera
Pochi hanno saputo riscrivere la grammatica di un'arte come fece lui. Jean-Luc Godard, nato a Parigi il 3 dicembre 1930 e cresciuto tra la Francia e la Svizzera in una famiglia dell'alta borghesia protestante, fu il regista che fece esplodere le regole del cinema per ricostruirle a modo suo, immagine dopo immagine, parola dopo parola.
Critico militante ai Cahiers du cinéma insieme a François Truffaut, Éric Rohmer e Claude Chabrol, debuttò nel 1960 con Fino all'ultimo respiro (À bout de souffle), interpretato da Jean-Paul Belmondo e Jean Seberg. Con i suoi stacchi di montaggio bruschi, la macchina a mano e la libertà narrativa, il film divenne il manifesto della Nouvelle Vague. Era l'inizio di una rivoluzione. Negli anni Sessanta firmò una serie ininterrotta di opere fondamentali: Il disprezzo (1963), con Brigitte Bardot, Pierrot le fou (1965), Bande à part (1964), Il maschio e la femmina e La cinese (1967), mescolando finzione, saggio, citazione e politica.
Dopo il '68 abbandonò il cinema commerciale per un percorso radicale e sperimentale: fondò il collettivo militante Dziga Vertov, esplorò il video e il documentario, e proseguì per decenni con opere libere e spiazzanti. Il punto più alto di questa stagione fu il monumentale Histoire(s) du cinéma, riflessione lunga anni sul secolo del grande schermo. Non smise mai di interrogare il mezzo e il suo rapporto con la realtà, ricevendo nel 2010 un Oscar onorario alla carriera che riconosceva l'enormità della sua influenza, e nel 2014 il Premio della giuria a Cannes per Addio al linguaggio, girato in 3D.
Si spense a Rolle, in Svizzera, il 13 settembre 2022, all'età di 91 anni, scegliendo il suicidio assistito, legale nel Paese dove aveva trascorso gran parte della vita. Non era malato terminale, dissero i suoi cari, ma sfinito, colpito da molteplici patologie invalidanti, e fu sua la decisione consapevole. Lasciò un cinema profondamente diverso da quello che aveva trovato: un linguaggio nuovo, inquieto, libero, che ancora oggi continua a interrogare chiunque sieda davanti a uno schermo.
"Quando la cinepresa si accende, il mondo cambia". Tu lo sapevi prima di chiunque altro.
— Simone Mancini
11 giorni faMi ha ispirato a credere che l'arte dovesse essere difficile, addirittura spiacevole a volte, per essere vera.
— Sara Galli
17 giorni faGodard ha provato che un film può costare poco ma valere molto. Una lezione che il cinema commerciale continua a ignorare.
— Alfredo Colombo
19 giorni fa