
In memoria di
Presidente degli Stati Uniti
Americana
Nato/a a Brookline, Massachusetts · Deceduto/a a Dallas, Texas
In una mattina di maggio del 1917, a Brookline, nel Massachusetts, nacque un bambino destinato a segnare il corso della storia americana. John Fitzgerald Kennedy era figlio di Joseph Kennedy, ricco e ambizioso uomo d'affari, e di Rose Fitzgerald, erede di una delle più influenti famiglie politiche di Boston. "Jack", come lo chiamavano in casa, crebbe in un clima di competizione ed eccellenza, segnato fin da ragazzo da una salute fragile che gli insegnò una precoce lezione di resilienza.
Studiò a Harvard e, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, si arruolò nella Marina. Nel 1943, nel Pacifico, la motosilurante che comandava, la PT-109, fu speronata e affondata da un cacciatorpediniere giapponese: Kennedy guidò i superstiti in salvo, trainando un compagno ferito per ore. Tornato a casa con la schiena segnata per sempre, intraprese la carriera politica: eletto alla Camera nel 1946 e al Senato nel 1952. Nel 1953 sposò Jacqueline Bouvier; insieme ebbero Caroline e John Jr.
Nel 1960 sfidò il vicepresidente Richard Nixon in una campagna decisa anche dal primo dibattito televisivo della storia americana, in cui Kennedy apparve giovane e sicuro. Il 20 gennaio 1961, a soli quarantatré anni, divenne il 35º presidente degli Stati Uniti, il più giovane mai eletto.
I suoi mille giorni alla Casa Bianca furono densi di eventi. Dopo il fallimento dell'invasione della Baia dei Porci, gestì con straordinaria fermezza la crisi dei missili di Cuba nel 1962, tenendo il mondo sull'orlo del conflitto nucleare per tredici giorni e poi riportandolo indietro. Sostenne con crescente convinzione i diritti civili e lanciò la sfida di portare l'uomo sulla Luna entro la fine del decennio: "Scegliamo di andare sulla Luna non perché sia facile, ma perché è difficile".
Il 22 novembre 1963, durante una visita a Dallas, in Texas, fu colpito a morte da colpi di arma da fuoco mentre la sua auto attraversava la città. Aveva quarantasei anni. Con lui sembrò spegnersi una certa innocenza americana. Le sue parole risuonano ancora: "Non chiederti cosa il tuo Paese può fare per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese". La sua eredità resta complessa ma luminosa: la promessa di un'America più giusta e coraggiosa che ha ispirato generazioni.
Grazie per aver dimostrato che la gioventù e l'ideale possono guidare una grande nazione con dignità.
— Sergio Parisi
4 aprile 2026Grazie per averci mostrato che un presidente poteva avere spirito, intelligenza e umorismo oltre al potere.
— Giulia Bruno
2 aprile 2026Un uomo imperfetto, come tutti, ma straordinariamente dedito al bene pubblico. Ti rispettiamo e ti amiamo.
— Alessia Sala
10 marzo 2026