
In memoria di
Rugbista, All Blacks
Neozelandese
Nato/a a Auckland, Nuova Zelanda · Deceduto/a a Auckland
C'era qualcosa di travolgente nel modo in cui Jonah Lomu entrava in campo. Non era soltanto la stazza imponente: era la combinazione impossibile di velocità e potenza che lo rendeva diverso da chiunque altro avesse mai giocato a rugby. Quando partiva palla in mano, sembrava sfidare le leggi della fisica, e il mondo intero si fermava a guardarlo.
Jonah Tali Lomu nacque ad Auckland, in Nuova Zelanda, il 12 maggio 1975, in una famiglia di origini tongane. Cresciuto in un quartiere difficile della città, trovò nel rugby una direzione e una passione. Il suo talento fisico era così evidente che, ancora giovanissimo, già si parlava di lui nei circoli del rugby neozelandese.
La sua ascesa fu fulminea. Nel 1994, a soli diciannove anni, indossò per la prima volta la maglia nera degli All Blacks, diventando il più giovane debuttante della loro storia. Ma fu la Coppa del Mondo del 1995, in Sudafrica, a trasformarlo in una leggenda planetaria. Nella semifinale contro l'Inghilterra travolse letteralmente la difesa avversaria, segnando mete entrate per sempre nella storia dello sport: in quel torneo Lomu reinventò il ruolo dell'ala e portò il rugby a un pubblico mondiale.
Proprio in quegli anni gli fu diagnosticata una grave sindrome renale, una malattia che lo avrebbe accompagnato e condizionato per il resto della vita. Eppure continuò a giocare ai massimi livelli, alternando i campi alle cure, fino al trapianto di rene del 2004. La sua resilienza non era più soltanto atletica: era umana. Fuori dal campo era un uomo gentile e riservato, devoto alla famiglia, capace di portare con dignità il peso della propria condizione.
Il 18 novembre 2015, Jonah Lomu si spense improvvisamente ad Auckland per le complicazioni legate alla malattia renale. Aveva soltanto quarant'anni. Il mondo del rugby pianse uno dei suoi giganti, ma fu un pianto di gratitudine per la bellezza che aveva regalato. La sua eredità trascende le statistiche: ha cambiato il modo stesso di concepire il gioco, dimostrando che un atleta poteva essere insieme una forza della natura e un uomo di rara umanità.
Ricordo tuo padre orgoglioso quando parlavamo di te. Aveva ragione a essere fiero: eri semplicemente straordinario.
— Emanuele Ferri
1 aprile 2026Ogni volta che vedo un giovane talento nel rugby, penso a te e a come hai aperto le porte a tanti come te.
— Francesca Parisi
31 marzo 2026Guardavo sempre le tue partite con mio nonno. Ora quando guardo il rugby, vedo te in ogni grande giocatore in campo.
— Carmela Ricci
19 marzo 2026