
In memoria di
Segretario Generale ONU, Nobel
Ghanese
Nato/a a Kumasi, Ghana · Deceduto/a a Berna, Svizzera
In una mattina dell'aprile del 1938, a Kumasi, nel cuore del Ghana ancora coloniale, nacque un bambino che avrebbe dedicato la vita a costruire ponti tra popoli divisi. Kofi Annan proveniva da una famiglia di rango: suo padre era governatore provinciale e discendente di capi tradizionali del popolo Fante. In quell'eredità di autorità e responsabilità germogliò lo spirito di chi avrebbe poi cercato di dare voce ai senza voce del pianeta.
La sua formazione fu cosmopolita. Dopo gli studi in Ghana, ottenne una borsa di studio che lo portò al Macalester College, in Minnesota, dove si laureò in economia nel 1961, per poi perfezionarsi a Ginevra e, più tardi, al MIT. Nel 1962 entrò nelle Nazioni Unite come giovane funzionario dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, dando inizio a una carriera quasi interamente spesa al servizio dell'Onu.
Per decenni Annan lavorò nei meccanismi più complessi della diplomazia internazionale, dalle missioni di pace alla gestione del personale. Nel 1997 divenne Segretario Generale delle Nazioni Unite, primo africano subsahariano e primo funzionario interno a ricoprire quel ruolo. Furono anni difficili, segnati dal peso di tragedie come i genocidi del recente passato, ma anche da iniziative ambiziose: nel 2000 lanciò gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio per ridurre povertà, fame e malattia nel mondo.
Nel 2001, insieme alle Nazioni Unite, gli fu conferito il Premio Nobel per la Pace. Promosse l'idea della "responsabilità di proteggere" i civili dalle atrocità, principio destinato a incidere sul diritto internazionale. Uomo sobrio ed elegante, sposò Nane, di origine svedese, e fu ricordato dai colleghi per la serenità e la capacità di mettere a proprio agio chiunque.
Concluso il mandato nel 2006, non si ritirò dalla scena: fondò la Kofi Annan Foundation e continuò a mediare conflitti e a battersi per i diritti umani. Si spense a Berna, in Svizzera, il 18 agosto 2018. La sua eredità non si misura nei conflitti risolti, troppi dei quali restano aperti, ma nell'idea tenace che, anche di fronte all'oscurità, la dignità umana meriti sempre di essere difesa, conversazione dopo conversazione.
Mi ispiri ogni giorno. Quando sento che il mondo è troppo corrotto per cambiare, ricordo la tua vita e continuo a sperare.
— Lorenzo Gatti
5 aprile 2026Kofi, il tuo sorriso gentile nascondeva una determinazione d'acciaio. Non dimenticheremo mai quello che hai fatto per l'umanità.
— Giorgia Martinelli
2 aprile 2026Tuo figlio, tua moglie, il tuo popolo ghanese: tutti abbiamo perso un gigante. Ma il mondo ha perso di più.
— Laura Ferraro
1 aprile 2026