
In memoria di
Principessa del Galles
Britannica
Nato/a a Sandringham, Norfolk · Deceduto/a a Parigi
C'era una luce particolare negli occhi di Diana Frances Spencer, una dolcezza timida che il mondo intero avrebbe imparato a riconoscere e ad amare. Nata il 1º luglio 1961 a Sandringham, nel Norfolk, in seno a una delle famiglie aristocratiche più antiche d'Inghilterra, Diana crebbe a Park House, vicino alla tenuta reale, e poi nella dimora di famiglia di Althorp, nel Northamptonshire. L'infanzia fu segnata dalla separazione dei genitori quando lei aveva appena sei anni, una ferita che le insegnò presto a riconoscere il dolore degli altri.
Ragazza schiva e non particolarmente portata per gli studi, Diana amava i bambini e lavorò come maestra d'asilo a Londra, vivendo con alcune amiche in un appartamento a Coleherne Court. Fu in quegli anni che la sua vita cambiò per sempre: il fidanzamento con Carlo, principe di Galles, erede al trono britannico. Il loro matrimonio, celebrato il 29 luglio 1981 nella cattedrale di St Paul a Londra, fu seguito in televisione da centinaia di milioni di persone in tutto il mondo. A vent'anni Diana divenne Principessa del Galles.
Dal matrimonio nacquero due figli, i principi William e Harry, ai quali Diana si dedicò con un amore protettivo e moderno, desiderosa di offrire loro un'infanzia il più normale possibile. Ma fu nel suo impegno pubblico che trovò la vocazione più autentica. In un'epoca in cui l'AIDS suscitava paura e pregiudizio, Diana strinse pubblicamente la mano a pazienti malati senza guanti, contribuendo a cambiare la percezione della malattia. Sostenne i senzatetto, i malati di lebbra, i bambini bisognosi, e negli ultimi anni divenne il volto della campagna internazionale contro le mine antiuomo, camminando in un campo minato in Angola davanti agli occhi del mondo.
Il matrimonio con Carlo, segnato da difficoltà profonde, si concluse con la separazione nel 1992 e il divorzio nel 1996. Lontana dalle rigidità di corte, Diana intensificò il suo lavoro umanitario, conquistando definitivamente il titolo affettuoso di «principessa del popolo». La notte del 31 agosto 1997, a Parigi, perse la vita in un incidente d'auto nel tunnel del Pont de l'Alma, insieme a Dodi Al-Fayed. Aveva solo trentasei anni.
La sua scomparsa provocò un'ondata di commozione senza precedenti: una marea di fiori si accumulò davanti a Kensington Palace e oltre due miliardi di persone seguirono i suoi funerali. A più di vent'anni di distanza, l'eredità di Diana vive nelle cause che abbracciò e nell'impegno dei figli, che ne hanno raccolto il testimone. Resta il ricordo di una donna che seppe trasformare un ruolo di rappresentanza in un gesto di compassione, insegnando al mondo che la vera nobiltà risiede nel saper vedere e toccare la sofferenza umana.
Ho visto documentari su di te e ho pianto. Non per la tua morte, ma per tutto ciò che avremmo potuto avere.
— Simone Marini
4 aprile 2026Sei stata la nostra guerriera gentile. Il nostro angelo con una corona che non l'incatenava.
— Daniele Romano
1 aprile 2026La tua voce parlava per coloro che non avevano voce. Continueremo il tuo lavoro, te lo prometto.
— Emanuela Rossi
31 marzo 2026