
In memoria di
Regista e sceneggiatrice
Italiana
Nato/a a Roma · Deceduto/a a Roma
Dietro un nome lunghissimo e altisonante — Arcangela Felice Assunta Wertmüller von Elgg Spañol von Braueich — si nascondeva una delle voci più originali e combattive del cinema italiano, quella che il mondo avrebbe conosciuto semplicemente come Lina Wertmüller. Nacque a Roma il 14 agosto 1928, da una famiglia di origini svizzere, e fin da giovane mostrò un carattere ribelle e una passione bruciante per il teatro e per la narrazione.
Dopo essersi diplomata all'Accademia teatrale, lavorò a lungo nel mondo della scena e poi della televisione, finché la vita non la portò a fianco di Federico Fellini, di cui fu assistente alla regia, tra l'altro sul set di 8½. Da quel maestro apprese la libertà dell'immaginazione, ma seppe presto trovare una strada tutta sua. Nel 1963 diresse il suo primo lungometraggio, I basilischi, ritratto amaro e ironico della provincia meridionale.
Il suo cinema divenne ben presto inconfondibile: grottesco e politico insieme, capace di mescolare la commedia popolare con la denuncia sociale, l'ironia feroce con il dramma. Negli anni Settanta firmò i film che la resero celebre nel mondo, spesso con i suoi attori prediletti Giancarlo Giannini e Mariangela Melato: Mimì metallurgico ferito nell'onore, Film d'amore e d'anarchia, Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. I suoi titoli, lunghi e provocatori, erano già piccoli manifesti.
Il riconoscimento più clamoroso giunse con Pasqualino Settebellezze (1975): nel 1977 Lina Wertmüller divenne la prima donna nella storia a essere candidata all'Oscar per la miglior regia, un traguardo storico che aprì la strada a generazioni di registe. Il suo sguardo restava sempre critico, mai compiacente, capace di raccontare le persone comuni con la grandezza della tragedia e la crudezza della satira.
Nel 2020, l'Academy le conferi l'Oscar onorario alla carriera, suggello di una vita dedicata al cinema. Lina Wertmüller si spense a Roma il 9 dicembre 2021, all'età di novantatré anni. Ha lasciato un'eredità di film ancora capaci di provocare e commuovere, e soprattutto la prova che una donna poteva dirigere con la stessa forza, la stessa libertà e la stessa irriverenza di chiunque. La sua lezione resta quella di un cinema inteso come passione civile e libertà espressiva senza compromessi.
In un paese che celebra il conformismo, tu hai scelto di essere una spina nel fianco. Grazie infinitamente.
— Federico Lombardi
22 febbraio 2026L'ultima volta che ho visto Lina al cinema, alla presentazione di uno dei suoi film restaurati, aveva ancora quello sguardo: severo, intelligentissimo, vivo. Che assenza adesso.
— Raffaele Greco
4 febbraio 2026Il tuo linguaggio visivo mi ha insegnato che la forma e il contenuto non possono essere separati. Una lezione che porto con me ogni giorno.
— Bruno Fabbri
23 gennaio 2026