
In memoria di
Drammaturgo e scrittore
Italiana
Nato/a a Agrigento · Deceduto/a a Roma
In una Sicilia assolata e contraddittoria nacque, il 28 giugno 1867, uno dei più grandi scrittori e drammaturghi del Novecento: Luigi Pirandello. Vide la luce in una località nei pressi di Agrigento, evocativamente chiamata Caos, figlio di Stefano, gestore di zolfare, e di Caterina Ricci Gramitto. Quella terra di luce abbagliante e di durezza quotidiana gli insegnò fin da bambino a guardare oltre l'apparenza delle cose.
Spinto da una grande sete di sapere, lasciò la Sicilia per studiare a Palermo, poi a Roma e infine a Bonn, in Germania, dove consegui il dottorato in filologia romanza nel 1891. Tornato in Italia, intraprese la carriera letteraria pubblicando poesie e novelle, insegnando e collaborando con riviste, mentre maturava la sua visione del mondo: la convinzione che la realtà sia sfuggente e la verità sempre relativa, e che ogni individuo sia una molteplicità di volti e di maschere.
La sua vita fu segnata da un dolore profondo. Il dissesto economico delle zolfare di famiglia precipitò nella crisi anche la moglie, Antonietta Portulano, che cadde in una grave malattia mentale. L'esperienza quotidiana di quella sofferenza incise profondamente sull'opera di Pirandello, alimentando la sua riflessione sull'identità, sulla follia e sull'impossibilità di conoscere davvero l'altro. Da questo travaglio nacquero le sue Novelle per un anno e romanzi come Il fu Mattia Pascal e Uno, nessuno e centomila.
Il vero trionfo giunse con il teatro. Nel 1921 Sei personaggi in cerca d'autore scosse le fondamenta stesse della drammaturgia, portando in scena il dramma dentro il dramma e lasciando il pubblico turbato e affascinato. Seguirono Enrico IV, Così è (se vi pare) e Il giuoco delle parti, opere che diffusero la sua fama in tutto il mondo. Nel 1934 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura, riconoscimento che lo consacrò tra i massimi autori del secolo.
Luigi Pirandello morì a Roma il 10 dicembre 1936. Volle funerali poveri e senza alcuna pompa, fedele fino all'ultimo alla sua schiva essenzialità. La sua eredità è immensa: liberò il teatro moderno dalla linearità e dalla certezza e insegnò al mondo a guardare più a fondo nella condizione umana. Le sue opere continuano a vibrare ovunque si metta in discussione la verità dei fatti e la fragilità della nostra identità.
Per avermi insegnato che dietro ogni viso c'è un universo di sofferenza e di ricerca.
— Claudio Martini
29 marzo 2026Per aver scritto il libro che ha insegnato a generazioni chi siamo e che non siamo niente di fisso.
— Cristina Gentile
26 marzo 2026Nel centenario della tua morte, i tuoi dubbi vivono più che mai nei nostri cuori incerti.
— Michela Bruno
13 marzo 2026