
In memoria di
Giornalista sportivo
Italiana
Nato/a a Firenze · Deceduto/a a Firenze
Pochi hanno saputo raccontare il calcio con la profondità e l'eleganza di Mario Sconcerti. Per lui il pallone non era mai soltanto cronaca di gol e risultati, ma uno specchio della società, della cultura e della natura umana. Fiorentino, nato nel 1948, figlio di un noto organizzatore di incontri di pugilato, respirò fin da giovane l'aria dello sport e del giornalismo.
La sua carriera attraversò le testate più importanti d'Italia. Iniziò al Corriere dello Sport, e nel 1979 fu chiamato a creare da zero la redazione sportiva di la Repubblica, di cui fu il primo responsabile. Negli anni ricoprì ruoli di grande responsabilità: vicedirettore della Gazzetta dello Sport, direttore del Secolo XIX e poi direttore dello stesso Corriere dello Sport. Dal Mondiale del 2006 divenne una delle firme di punta del Corriere della Sera.
La sua prosa era limpida, colta, a tratti quasi letteraria. Sapeva leggere una partita come un testo da interpretare, individuandone i significati nascosti e le implicazioni più ampie. Non rinunciò mai al pensiero critico, affrontando con fermezza ed eleganza anche i temi scomodi del mondo del calcio.
Oltre alla carta stampata, Sconcerti fu un volto autorevole della televisione sportiva, prima a Stream e poi a Sky, dove divenne commentatore atteso e ascoltato. Visse anche una breve e travagliata esperienza dirigenziale come direttore generale della Fiorentina, la squadra del cuore, durante la presidenza di Vittorio Cecchi Gori. Fu inoltre autore di diversi libri sulla storia del calcio e dello sport.
La sua carriera attraversò i decenni più affascinanti del calcio italiano. Vide trasformarsi il gioco, il suo pubblico e i suoi valori, e cercò sempre di leggere questi cambiamenti come specchio delle trasformazioni della società. Uomo di profonda cultura e lettore instancabile, mantenne sempre una dignità intellettuale rara, senza mai piegarsi alle pressioni o alle convenienze dell'ambiente.
Mario Sconcerti si spense improvvisamente nel dicembre 2022, a 74 anni, mentre era ricoverato a Roma per alcuni accertamenti. La sua scomparsa lasciò un vuoto profondo nel giornalismo italiano. L'eredità che ha lasciato non è solo una mole di articoli brillanti, ma un modello di giornalismo consapevole e onesto: insegnò a generazioni di lettori e telespettatori che il calcio merita di essere raccontato con la stessa serietà e profondità riservate alla cultura e alla politica. In un mondo dove il rumore prevale spesso sulla riflessione, il suo esempio resta un insegnamento prezioso.
Un uomo che ha elevato il giornalismo sportivo a forma d'arte. Grazie per tutto quello che hai insegnato.
— Rita D'Amico
31 marzo 2026Mario, continuerò a rileggere i tuoi articoli. Dentro ci trovavo sempre qualcosa di nuovo, di profondo, di vero.
— Fabio Greco
30 marzo 2026Grazie per aver difeso sempre la verità, anche quando era scomoda. L'Italia ha perso un'anima rara.
— Giacomo Martinelli
20 marzo 2026