
In memoria di
Attore
Italiana
Nato/a a Castro dei Volsci · Deceduto/a a Roma
C'era qualcosa di profondamente umano nel modo in cui Nino Manfredi guardava il mondo. Non era soltanto un attore: era un osservatore della condizione umana, capace di cogliere nelle pieghe della vita quotidiana la dignità fragile che ci accomuna tutti. Nato a Castro dei Volsci, in Ciociaria, il 22 marzo 1921, portò sempre con sé l'aria di quella provincia laziale autentica, fatta di fatica e di umanità, che sarebbe riaffiorata in ogni suo personaggio.
Trasferitosi a Roma, dopo gli studi e la guerra si diplomò all'Accademia d'Arte Drammatica e mosse i primi passi tra teatro, rivista e radio. La televisione delle origini lo rese popolare, ma fu il cinema, dagli anni Cinquanta in poi, a consacrarlo come uno dei grandi protagonisti della commedia all'italiana, accanto a Gassman, Sordi, Tognazzi e Mastroianni. Il suo volto comune, il suo modo di muoversi tra ironia e malinconia lo resero inconfondibile.
La sua filmografia è costellata di titoli memorabili. Nel 1971 esordì alla regia con Per grazia ricevuta, film semi-autobiografico applaudito a Cannes. Poi vennero Pane e cioccolata (1974) di Franco Brusati, ritratto struggente dell'emigrante italiano; C'eravamo tanto amati (1974) e Brutti, sporchi e cattivi (1976) di Ettore Scola; In nome del Papa Re (1977) di Luigi Magni. Raramente sceglieva eroi: preferiva uomini ordinari, colti nelle loro debolezze e nella loro disperata ricerca di significato. In essi non recitava, viveva.
Accanto al cinema non abbandonò mai il teatro, sua casa spirituale, né la televisione, dove restò popolarissimo anche grazie a indimenticabili apparizioni pubblicitarie. La vita privata era quella di un uomo equilibrato: sposato con Erminia Ferrari, padre di tre figli, era stimato dai colleghi per la sua schiettezza e la sua lealtà, qualità rare nel mondo dello spettacolo.
Dopo una lunga malattia, si spense a Roma il 4 giugno 2004, a ottantatré anni. L'eredità di Nino Manfredi è custodita in ogni inquadratura dei suoi film, in ogni sguardo capace di trasformare la fragilità in bellezza. Ancora oggi i giovani attori studiano il suo lavoro per imparare a costruire un personaggio con verità e compassione. È il ricordo di un artigiano del mestiere che ha trasformato la propria sensibilità in arte.
Mi ricordo quando venivi al nostro paese per le riprese. Eri così umile, così disponibile con tutti. Un signore vero.
— Patrizia Ricci
3 aprile 2026Un maestro del cinema italiano che ha insegnato a generazioni intere cosa significa recitare con il cuore.
— Francesco Conti
28 marzo 2026Un uomo vero, un attore vero. Non ce ne sono più come te.
— Chiara Gentile
27 marzo 2026