Paolo Borsellino

In memoria di

Paolo Borsellino

Personaggio pubblico

Magistrato

Italiana

19 gennaio 194019 luglio 1992

Nato/a a Palermo · Deceduto/a a Palermo

Biografia

Nella Palermo del 19 gennaio 1940 nacque un bambino destinato a guardare negli occhi la mafia senza distogliere lo sguardo. Paolo Borsellino crebbe nel quartiere della Kalsa, nella bottega del padre Diego, farmacista, e della madre Maria Lepanto, in una famiglia che conosceva il valore del dovere e della rettitudine. In quelle stesse strade giocava da ragazzo con un coetaneo che il destino avrebbe legato per sempre al suo nome: Giovanni Falcone.

Scelse la magistratura non come carriera, ma come vocazione. Entrato in servizio negli anni Sessanta, divenne presto giudice istruttore a Palermo in un'epoca in cui indagare su Cosa Nostra significava esporsi a un pericolo costante. Lavorava con metodo, pazienza e una fede incrollabile nella giustizia. Negli anni Ottanta entrò a far parte del leggendario pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, insieme a Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta: un gruppo di magistrati che condivideva le indagini per non lasciare nessuno solo di fronte al nemico.

Il frutto di quel lavoro fu il Maxiprocesso, celebrato a Palermo dal 1986 e concluso con centinaia di condanne confermate in via definitiva nel gennaio 1992: per la prima volta lo Stato dimostrava che Cosa Nostra poteva essere processata e battuta. La vita privata di Paolo era il suo rifugio: la moglie Agnese e i tre figli, una casa piena di affetto. I colleghi lo ricordavano come un uomo buono, capace di ridere, mosso non dall'odio per i nemici ma dall'amore per la giustizia e dalla sua fede cattolica.

Il 23 maggio 1992, nella strage di Capaci, la mafia uccise Giovanni Falcone con la moglie e gli uomini della scorta. Borsellino ne fu devastato, ma non si fermò: sapeva di essere il prossimo bersaglio e continuò a lavorare con ancora più determinazione, come se il dolore si fosse trasformato in energia morale.

Il 19 luglio 1992, a soli cinquantasette giorni dalla morte dell'amico, un'autobomba lo uccise in via D'Amelio, sotto la casa della madre, insieme a cinque agenti della scorta: Agostino Catalano, Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Aveva cinquantadue anni. Ma quella morte non fu una sconfitta: fu la prova più potente della sua vittoria morale. L'eredità di Paolo Borsellino vive nella coscienza di generazioni di magistrati e cittadini, nella certezza che la dignità non ha prezzo e che un uomo armato solo di coraggio e di legge può scuotere le fondamenta del crimine.

Galleria(8)

Foresta della Memoria

Tributi(271)

Dediche· 100

Molti magistrati hanno paura. Pochi come te hanno avuto il coraggio di andare comunque avanti, sapendo il prezzo che avrebbero pagato.

Ilaria Esposito

31 marzo 2026

Paolo Borsellino: il nome che sussurriamo quando vogliamo ricordare cos'è la vera dignità.

Giorgio Mariani

17 marzo 2026

Ogni volta che un giovane decide di studiare legge per combattere la corruzione, è un po' merito tuo.

Barbara Fabbri

12 marzo 2026

Candele accese· 171

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