
In memoria di
Calciatore, eroe Mondiale 82
Italiana
Nato/a a Prato · Deceduto/a a Siena
Nel cuore della Toscana, a Prato il 23 settembre 1956, nacque un bambino che avrebbe scritto una delle pagine più luminose della storia del calcio italiano. Paolo Rossi non era un fenomeno atletico, non possedeva una forza fisica evidente: minuto e apparentemente fragile, custodiva però una straordinaria fame di riscatto e un fiuto del gol che pochi attaccanti hanno mai eguagliato.
Cresciuto nel vivaio della Juventus, faticò a imporsi tra infortuni e prestiti, finché non trovò la sua dimensione al Lanerossi Vicenza, dove esplose come bomber implacabile guadagnandosi la nazionale. Proprio quando la carriera sembrava lanciata, nel 1980, mentre giocava nel Perugia, fu travolto dallo scandalo delle scommesse clandestine, il "Totonero". Si dichiarò sempre innocente, ma fu squalificato per due anni, tornando in campo soltanto a ridosso dei Mondiali.
Il Mondiale di Spagna 1982 divenne il momento che lo trasfigurò in leggenda. Partito tra mille dubbi, dopo un avvio opaco si scatenò nella fase decisiva: la tripletta che eliminò il Brasile nella partita-capolavoro, i due gol alla Polonia in semifinale, la rete nella finale contro la Germania Ovest. Con i suoi sei gol conquistò la classifica marcatori e trascinò l'Italia al titolo mondiale. Quell'anno vinse anche il Pallone d'Oro, restando l'unico calciatore a portare a casa, nella stessa stagione, Coppa del Mondo, capocannoniere del torneo, miglior giocatore e Pallone d'Oro.
Con la Juventus vinse scudetti, coppe e nel 1985 la Coppa dei Campioni. Non fu mai il più spettacolare dei giocatori: niente dribbling impossibili, ma un istinto da rapace e la capacità di apparire dove la palla sarebbe arrivata. Uomo sobrio, legato alla famiglia e alla sua terra, dopo il ritiro scelse una vita discreta, lavorando come commentatore televisivo con il tono misurato che lo distingueva.
Si era ritirato a vivere in Toscana quando, il 9 dicembre 2020, una grave malattia lo portò via a soli sessantaquattro anni. Il calcio pianse uno dei suoi figli più amati. L'eredità di "Pablito" non è fatta solo di gol e trofei, ma di ciò che ha rappresentato: la redenzione, la rinascita dai momenti più oscuri, la prova che la volontà può portare un uomo a sfiorare il cielo. Dalla sua Prato natale, Paolo Rossi continua a vivere nella memoria di chiunque ami il calcio.
Il calcio ha perso un gigante, ma la storia rimane. Grazie per tutto quello che ci hai insegnato con il tuo esempio.
— Tommaso Costa
30 marzo 2026In un calcio sempre più sporco, tu sei rimasto cristallo puro. Non sarà mai dimenticato.
— Lucia Gentile
17 marzo 2026Paolo, dal cielo guarda i tuoi figli e sii orgoglioso. Hanno un padre che il mondo intero ammira e ama.
— Enzo Gentile
12 marzo 2026