
In memoria di
Musicista e cantante
Americana
Nato/a a Minneapolis · Deceduto/a a Chanhassen, Minnesota
C'era qualcosa di magnetico nel modo in cui Prince occupava lo spazio, come se portasse con sé un intero universo musicale fatto di possibilità e di strani miracoli sonori. Genio assoluto e instancabile, ridefinì il pop, il funk, il rock e l'R&B di un'intera epoca.
Prince Rogers Nelson nacque a Minneapolis, in Minnesota, il 7 giugno 1958, in una famiglia dove la musica era la lingua madre: il padre, John L. Nelson, era pianista e compositore jazz; la madre, Mattie Della Shaw, cantante. Bambino prodigio, imparò da solo a suonare numerosi strumenti e compose le prime canzoni giovanissimo.
A diciotto anni firmò il primo contratto discografico e nell'album d'esordio, For You (1978), suonò praticamente ogni strumento, scrisse e produsse ogni traccia da solo: un controllo creativo totale che avrebbe mantenuto per tutta la vita. Seguirono album che ne consacrarono il talento, fino al trionfo del 1984 con Purple Rain, colonna sonora dell'omonimo film: quell'anno fu il primo artista ad avere contemporaneamente il film, l'album e il singolo (When Doves Cry) al primo posto negli Stati Uniti.
La sua produzione fu sterminata — da 1999 a Sign o' the Times — e la sua libertà creativa assoluta. Negli anni Novanta, in conflitto con la sua casa discografica, arrivò persino a sostituire il proprio nome con un simbolo impronunciabile, ribadendo che non avrebbe chiesto il permesso a nessuno. Provocatorio, androgino, virtuoso della chitarra, sfidò ogni convenzione di genere e di stile.
Riservatissimo nella vita privata, visse e creò incessantemente nel suo studio-rifugio di Paisley Park, a Chanhassen, dove conservava un archivio di migliaia di brani inediti. Il 21 aprile 2016 vi morì improvvisamente, a soli 57 anni: la causa fu un'overdose accidentale di antidolorifici contraffatti contenenti fentanyl. Il mondo intero rimase sotto shock.
L'eredità di Prince è imperitura. Non solo per le innovazioni musicali che continuano a influenzare generazioni di artisti, ma come simbolo di libertà creativa senza compromessi. In un'epoca di formule e algoritmi, resta il ricordo vivente di cosa significhi seguire la propria visione fino in fondo. La pioggia viola continua a cadere.
Un talento del genere capita una volta ogni cento anni. Siamo stati fortunati ad averti qui.
— Giovanni Gatti
1 aprile 2026Sei stato un ponte tra il passato e il futuro della musica. Nessuno lo farà come te.
— Massimo Ricci
1 aprile 2026Non dimenticherò mai il giorno in cui ho scoperto la tua musica. Ero solo un ragazzo, e tu mi hai fatto sentire meno solo.
— Alice Ferrara
28 marzo 2026