
In memoria di
Neuroscienziata, Nobel
Italiana
Nato/a a Torino · Deceduto/a a Roma
C'era qualcosa di straordinario nella determinazione tranquilla di Rita Levi-Montalcini: la consapevolezza di dover combattere non solo per la scienza, ma contro un mondo che alle donne e agli ebrei voleva chiudere ogni porta. Nata a Torino il 22 aprile 1909, in una famiglia ebraica colta e benestante, scelse fin da giovane una strada che pochi allora ritenevano adatta a una donna.
Contro le iniziali resistenze familiari, si iscrisse alla Facoltà di Medicina dell'Università di Torino, laureandosi nel 1936. Lì incontrò il maestro Giuseppe Levi e si appassionò alla ricerca sul sistema nervoso. Ma nel 1938 le leggi razziali fasciste la esclusero dall'università. Non si arrese: allestì un piccolo laboratorio domestico e continuò a studiare di nascosto lo sviluppo dei nervi negli embrioni, anche durante l'occupazione nazista, quando fu costretta a vivere nascosta.
Dopo la guerra si trasferì negli Stati Uniti, alla Washington University di Saint Louis. Qui, negli anni Cinquanta, insieme al collega Stanley Cohen, fece la scoperta che le avrebbe cambiato la vita: il Nerve Growth Factor (NGF), il fattore di crescita nervoso che guida lo sviluppo e la sopravvivenza delle cellule nervose, rivoluzionando la neurobiologia.
Il riconoscimento mondiale arrivò nel 1986, quando Rita e Stanley Cohen ricevettero il Premio Nobel per la Medicina. La sua fu una rivincita straordinaria contro la storia che aveva tentato di fermarla.
Non si sposò mai, dicendo spesso che il suo vero amore era la scienza. Negli anni divenne una voce morale oltre che scientifica, impegnata nella formazione dei giovani e nei diritti, in particolare delle donne africane attraverso la sua fondazione. Nel 2001 fu nominata senatrice a vita della Repubblica Italiana. Nel 2009, ancora attiva, divenne il primo premio Nobel a raggiungere i cento anni.
Morì a Roma il 30 dicembre 2012, a centotré anni. La sua eredità vive in ogni laboratorio dove si studia il sistema nervoso e nell'esempio di una donna che seppe trasformare i limiti imposti dalla storia in opportunità di scoperta, dimostrando che la curiosità e la determinazione possono vincere ogni avversità.
Ricordo ancora quando ci hai parlato della ricerca durante la lezione di biologia. Quel giorno ho capito che avrei voluto fare la scienziata. Ti devo tutto.
— Diego Lombardo
3 aprile 2026Non era una scienziata fredda e distaccata. Era una persona che amava profondamente quello che faceva, e si vedeva.
— Daniela Gentile
1 aprile 2026Non era solo genio scientifico, ma anche una donna di grande coraggio civile. Ci insegni ancora oggi come stare dalla parte giusta.
— Pietro Gatti
24 marzo 2026