
In memoria di
Imprenditore, fondatore Apple
Americana
Nato/a a San Francisco · Deceduto/a a Palo Alto
C'era qualcosa di magnetico in Steve Jobs fin da giovane. Nato a San Francisco il 24 febbraio 1955 e adottato da Paul e Clara Jobs, crebbe a Mountain View e Los Altos, nel cuore di quella che stava per diventare la Silicon Valley. Il padre adottivo, meccanico appassionato, gli insegnò che cura e bellezza contano anche nelle parti che nessuno vedrà: una lezione che Jobs avrebbe portato in ogni suo prodotto.
Si iscrisse al Reed College in Oregon ma lo abbandonò dopo un solo semestre, continuando però a seguire da uditore i corsi che lo appassionavano, tra cui un celebre corso di calligrafia che anni dopo avrebbe ispirato i font del Macintosh. Nel 1976, insieme all'amico ingegnere Steve Wozniak e a Ronald Wayne, fondò Apple. L'Apple II (1977) fu uno dei primi veri personal computer di massa, elegante e accessibile.
Nel 1984 presentò il Macintosh, il primo computer di larga diffusione con interfaccia grafica e mouse. Ma l'anno seguente, dopo aspri contrasti interni, fu allontanato dall'azienda che aveva creato. Anziché arrendersi, fondò NeXT e acquisì lo studio di animazione che sarebbe diventato Pixar, capace di rivoluzionare il cinema con Toy Story.
Nel 1997 tornò in una Apple sull'orlo del fallimento e la trasformò. Con l'iMac, poi con l'iPod (2001), iTunes, l'iPhone (2007) e l'iPad (2010), ridefinì il modo in cui ascoltiamo musica, comunichiamo e viviamo la tecnologia. Il suo dono non era inventare ogni singola tecnologia, ma immaginare come dovesse sentirsi nelle mani delle persone: semplice, bella, desiderabile.
Nella vita privata sposò Laurene Powell nel 1991 ed ebbe quattro figli, custodendo gelosamente la loro intimità. Nel 2003 gli fu diagnosticato un raro tumore al pancreas. Continuò a lavorare e a presentare prodotti finché poté, fino a dimettersi da CEO pochi mesi prima della fine. Steve Jobs morì a Palo Alto il 5 ottobre 2011, a 56 anni, suscitando un cordoglio raro per un imprenditore.
La sua eredità va oltre i dispositivi: insegnò al mondo che tecnologia e arte non sono nemiche, che il design è l'anima di un prodotto e non un ornamento. I suoi oggetti hanno ridefinito intere categorie e il nostro rapporto quotidiano con il digitale. "Stay hungry, stay foolish", disse ai laureandi di Stanford: restate affamati, restate folli.
Steve, la tua ricerca della perfezione ci ha insegnato che il viaggio è più importante della destinazione.
— Raffaele Leone
3 aprile 2026Un visionario che non si è mai accontentato del buono, ma ha sempre cercato il perfetto. Ti mancherai a tutti noi.
— Concetta Sala
30 marzo 2026Penso spesso a quell'ultimo discorso a Stanford. "Stay hungry, stay foolish". Non lo dimenticherò mai.
— Ilaria Ricci
27 marzo 2026