
In memoria di
Calciatore, capitano Grande Torino
Italiana
Nato/a a Cassano d'Adda · Deceduto/a a Superga, Torino
C'era un ragazzo di Cassano d'Adda che portava il calcio nel sangue molto prima di portarlo nei piedi. Valentino Mazzola nacque in quella cittadina della Lombardia il 26 gennaio 1919, in una famiglia di modeste condizioni, in un'Italia dove il pallone era una delle poche promesse di riscatto per i figli del popolo.
La sua carriera prese forma a Venezia, dove si impose come una mezzala di rara intelligenza: tecnica raffinata, visione di gioco, una capacita' di leggere il campo che sembrava istinto e invece era pensiero. Con i lagunari conobbe la prima gloria, vincendo la Coppa Italia nel 1941. Il 15 marzo 1942 sposo' Emilia Rinaldi, da cui ebbe due figli destinati anch'essi al calcio: Sandro e Ferruccio.
Nell'estate del 1942 il Torino lo acquisto', e da quel momento il destino di Valentino si lego' per sempre alla maglia granata. Mazzola divenne il cuore e il capitano di quella squadra leggendaria che la storia ricorda come il Grande Torino: una formazione che domino' il calcio italiano vincendo cinque scudetti, con uno stile elegante e una forza collettiva che ancora oggi appaiono irripetibili.
Indossava la fascia con la naturalezza di chi guida senza imporsi, trascinando i compagni piu' con l'esempio che con le parole. Si raccontava che, quando il Torino doveva ribaltare una partita, bastasse vederlo rimboccarsi le maniche per accendere tutta la squadra. Era anche il fulcro della Nazionale, l'azzurro attorno a cui ruotava l'attacco italiano dell'epoca.
Poi venne il 4 maggio 1949. L'aereo che riportava il Torino da una trasferta amichevole a Lisbona si schianto' contro la collina di Superga, alle porte della citta'. Nel disastro persero la vita tutti i giocatori e i dirigenti a bordo. Valentino Mazzola aveva trent'anni. Con lui scomparve un'intera squadra, e con essa un'epoca.
L'eredita' di Valentino vive nella memoria di chi tramanda la leggenda del Grande Torino, nel ricordo dei figli che ne raccolsero il talento, nella basilica di Superga dove ogni anno i tifosi salgono a deporre fiori. Resta il simbolo di un calcio fatto di tecnica e umilta', di leadership autentica, di un campione che il pallone italiano non ha mai smesso di amare.
Sei partito troppo presto, Valentino. Il calcio aveva ancora bisogno di te, di quello che potevi insegnare.
— Elisa Valentini
5 febbraio 2026Nella mia famiglia si racconta ancora di come la tua morte sconvolse l'intera nazione. Eri più che un calciatore.
— Roberta Grasso
22 gennaio 2026Quarantacinque anni dopo la tua morte, ragazzi che non ti hanno mai visto giocano ancora come te. È questa l'immortalità.
— Valentina Ferri
16 gennaio 2026