
In memoria di
Sassofonista e compositore jazz
Statunitense
Nato/a a Newark, Stati Uniti · Deceduto/a a Los Angeles, Stati Uniti
Il suo sassofono non si limitava a suonare: poneva domande, apriva mondi, cercava sempre l'oltre. Wayne Shorter, nato a Newark, nel New Jersey, il 25 agosto 1933, fu tra le menti più visionarie del jazz del Novecento, un compositore e improvvisatore che trattava ogni nota come un piccolo enigma da svelare e ogni brano come una porta verso l'ignoto.
Dopo gli studi e il servizio militare, emerse alla fine degli anni Cinquanta con i Jazz Messengers di Art Blakey, di cui divenne direttore musicale. Ma fu l'ingresso nel secondo grande quintetto di Miles Davis, a metà anni Sessanta, a renderlo leggenda: con Davis, Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams ridefinì il linguaggio del jazz moderno, firmando alcune delle composizioni più eleganti e durature dell'epoca. Parallelamente incise per la Blue Note album che sono ormai considerati classici assoluti, come Speak No Evil (1964) e JuJu.
All'inizio degli anni Settanta, insieme al tastierista Joe Zawinul, fondò i Weather Report, gruppo che divenne il vertice del jazz-fusion e fece scoprire la sua musica a un pubblico vastissimo, ben oltre i confini del jazz tradizionale. Instancabile sperimentatore, Shorter continuò per decenni a esplorare nuove forme, dal celebrato quartetto acustico con Danilo Pérez, John Patitucci e Brian Blade, attivo dai primi anni Duemila, fino a opere ambiziose come l'opera Iphigenia. Tra i suoi lavori più celebrati figurano anche album come Native Dancer (1974), inciso con il brasiliano Milton Nascimento, che fuse jazz e musica sudamericana. Lungo la sua carriera raccolse dodici Grammy Award e nel 2018 ricevette il Kennedy Center Honor.
Si spense a Los Angeles il 2 marzo 2023, all'età di 89 anni. Profondamente segnato dalla pratica del buddismo, aveva fatto della ricerca interiore e del coraggio di rischiare il cuore della sua arte. La sua influenza si estese ben oltre il jazz, ispirando intere generazioni di musicisti e improvvisatori. Lascia un'eredità sterminata di composizioni che continuano a essere studiate e amate, e l'esempio di un musicista che non smise mai, fino all'ultimo, di guardare avanti.
Ho avuto la fortuna di suonare uno dei tuoi brani in conservatorio. Quella lezione sulla composizione mi ha insegnato più di anni di studi teorici.
— Cristina Messina
15 giorni faHo scoperto i tuoi composizioni a 16 anni e da allora la mia vita è cambiata. Grazie per tutto quello che ci hai dato.
— Mario Greco
18 giorni faNon è facile dire addio a qualcuno che ha significato così tanto per così tante persone. Mancherai terribilmente.
— Sofia Greco
29 aprile 2026